Una cena rustica.
-Pensavo di fare una pasta e fagioli.
-Abbiamo della cipolla? -Nel frattempo, aprivo il mobiletto per controllare quanti tagliati di riso erano rimasti. -La pasta c’è.
-Cipolla c’è. La affetto?
-Vai. Tu hai visto l’apriscatole?
-Metti su l’acqua prima.
Giusto. Lo statistico aveva ragione, meglio iniziare a far bollire l’acqua. La pira nella stufetta era già pronta, rimuovevo quindi gli anelli più piccoli dal piano cottura e calavo il pentolone già coperto e riempito, prima di gettare uno stoppino resinoso nella legna e dare fuoco al tutto. Nel frattempo, Meridio era già passato alla carote e alla canna dolce, e in poco tempo buttava il tutto a rosolare con un goccio di olio in un pentolino sul fornello ad alcool. L’odore del soffritto già mi faceva venire l’acquolina, peccato dover aspettare minimo un’altra mezzora prima della pasta. Una presa di sale nel pentolino, una di spezie, un pugnetto di sale nell’acqua. Una settimana prima sarei stato scandalizzato all’idea di buttare il sale prima che la pasta bollisse, ma avevo già avuto una discussione accanita con Meridio sulla cosa. Apparentemente qualche testo he solo lui aveva letto diceva che il sale non influenzava la tempistica. Io onestamente non ci credevo, ma non avevo voglia di riaprire il discorso. -Scolati i fagioli?
-Sì. butto?
-Vai, vai.
Il resto della preparazione non è degno di nota, basti sapere che la pasta era vagamente scotta, ma che non la soffrimmo, dato che si rattava di una pasta in brodo.