In sala.
Era nostro uso dopo la cena di ritirarci in entrata, che avevamo arredato a modo di salotto, come un paio di signorotti. Le due poltrone le avevamo pagate qualche lira da un produttore che le stava per buttare per conto del suo capo, il tavolino era stato trafugato dall’ingresso. Meridio aveva rimediato una piccola libreria per i suoi tomi da un collega alla sezione tecnica delle poste. Sprofondato sul cuscino collassato, le scarpe accavallate una sull’altra e distese, controllavo il pacchetto sul tavolo. Ancora abbastanza cicoria per un paio di sigarette, qualche cartina e qualche filtro. L'accendino era appoggiato di fianco al posacenere, pure quello rubato dal portiere. Meridio mi stava fissando, una espressione difficilmente decifrabile.