Il chiarimento: calcolo sbagliato.

-In che senso ho calibrato male il tuo orario di sveglia? -Il tono non era arrabbiato, ma di sorpresa e quasi sgomento, incredulità.

-Alle otto e trenta il caffè stava sovrabollendo nella macchina, incandescente.

-Ma non ti svegli alle nove?

-Mi hai mai visto uscire di camera alle nove? -Alzavo il sopracciglio. Che discussione stava diventando?

-No, non mi pare. Ma perché non dovresti alzarti alle nove?

Capivo cosa intendeva. -Tu stai calcolando la mia ora di levata sulla base della mia sveglia, e dei quindici minuti che ci metto per prepararmi.

-Questo è esatto. -Serioso, stava cercando di capire.

-Ed è corretto, ma vanno aggiunti quindici minuti di pigrizia al calcolo dell’orario.

Ci mise un secondo per processare. -Sei un deficiente. -Non era serio, e aveva capito non lo ero neppure io.

-E tu sei un pessimo statistico.

Stava quindi in silenzio per quasi un minuto, facendomi ripensare terrorizzato al tono del mio scherzo. Avevo esagerato?

-Ho finito il capitoletto. Vado a cucinare, vuoi unirti? -Si alzava quindi di scatto, tracciando l’ennesima riga di matita su un tomo semidistrutto, nessuna idea di cosa si trattasse.