Verso la Cittadella.

Imboccavo quindi la strada del porto industriale, a nord. Piuttosto che attraversare la piazza delle erbe, preferivo sfoggiare con un certo compiacimento le mie doti di orientamento nel labirinto di canali, di viottole e di piazzette del centro città. Dalle finestre, produttori che parlavano del più e del meno, una signora sbatteva un tappeto impolverato, un paio di bambini stendevano delle lenzuola appena pulite. A tagliarmi la strada sul corso, una colonna di Protettori in ronda tra la guarnigione e il porto militare, e poco dopo un ponte basculante alzato per far passare una carboniera. Un segno inconfondibile che si stava avvicinando la zona industriale. Il centro smistamento riso brulicava di lavoratori e barcaioli, guardie e operai, mentre le ciminiere della Cittadella Industriale alzavano colonne di fumo nero contro il cielo, in fondo alla strada ferrata. Il lungo Ponte dei Mulini, che separava le fonderie vecchie dal resto della città, era una camminata di quasi otto o nove minuti, ma il panorama sui campi di loto a est e sulla laguna ricoperta di foschia a ovest non la rendeva per nulla noiosa. Tuttavia, non era mia intenzione camminare per tutta quella strada: mi piaceva pensare di aver calibrato gli orari perfettamente, ma era solo fortuna, ecco arrivare sbuffando una vecchia locomotiva a pirex della linea 3M, alla velocità perfetta.

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