Un passaggio sul treno.
Era una capacità che avevo sviluppato da giovane, quella di sfruttare la line urbana per il mio trasporto personale. Vagamente rischioso, ma giovava alla mia pigrizia e alle mie gambe pesanti. Nemmeno un minuto di sferragliamento ed eccomi arrivato a destinazione. Saltato giù con qualche acciacco, procedevo attento tagliando i vari snodi ferrati e superando i carri ferroviari e i cassoni di legno, fino a raggiungere lo stabile smistamento ovest. I produttori non avevano badato al mio exploit, o non avevano molta voglia di curarsene. Probabilmente venivano anche loro a lavoro così. Con qualche passo rapido evitavo un piccolo carrello in avvicinamento, e mi immettevo sulla banchina occidentale. Non era servito nemmeno mostrare il pass.