Perquisizione: il pass.

Mi incamminavo dunque sovrappensiero, per il corridoio dell’ala Nord, intento a rimuginare questo incontro. Nella guardiola, Tiziano stava dormendo, e pensavo bene dunque di svegliarlo con un colpo alla sua teca usando il bottone della mia giacca. Eccolo svegliarsi di soprassalto e urlarmi, ma lo sportello era abbassato e io stavo già imboccando la porta a vetri. Il sole era sceso, e le acque si erano notevolmente increspate, facendo sbattere ritmicamente le barche postali contro la banchina e le onde sulle pietre del camminamento. Il viavai era di certo contenuto, il colloquio mi aveva fatto evitare la maggior parte del traffico in arrivo e in uscita per il cambio turno. Baldanzoso mi avviavo verso il nuovo posto di blocco, conscio di avere un’arma segreta.

-Fermo, perquisizione.

Mostravo dunque il pass fingendo una certa fretta. -Ho una ispezione urgente da portare a termine e addosso documenti sensibili.

Controllata la validità del documento, il caporale faceva cenno. -Prego. Vuole una scorta fino al porto?

-No, grazie. -Neppure morto avrei avuto altra gente a controllarmi in quel raro momento di pace. La stavo vivendo come una scampagnata.