Il corridoio della sezione Nord.
Salutato Tiziano con un cenno non ricambiato mi avviavo dunque verso il lungo corridoio nord, verniciato di bianco di fresco, il moderno impianto di illuminazione elettrica lo bagnava di luce giallastra. Dalle porte un certo vociare, ma soprattutto un frastuono di trasmittenti elettriche, che tramite cavi e antenne portavano da e per la capitale messaggi in codice. Meraviglie della tecnica, importate qualche decina di anni fa dall’Arka, proprio nel periodo in cui i nostri discepoli iniziavano a recarsi proprio là per completare gli studi tecnico-scientifici. Passavo di fianco a Gastone, che si trascinava dietro il carrello con i documenti da trasmettere con tipica flemma, salutandolo ma senza fermarmi. In fondo al corridoio e sotto il finestrone, un muro divisorio separava noi mortali dalla scrivania del capo sezione. A destra della porta laccata di fresco era invece la sala comune, ora adibita anche in parte ad archivio. Di fronte, la porta del mio ufficio, "PCN032" segnato in lettere rosse sul vetro increspato.