Pesce acido.
-Cinque lire- diceva, mentre iniziava a rimescolare il riso col mestolo.
Un paio di colpi nella ciotola di giunco, e poi una presa di pescetti acidi e unti. Nel frattempo, le allungavo i soldi, che prendeva con la mano unta immediatamente e scambiava con la ciotola.
-Non ho molti discepoli tra i miei clienti- notava, guardando solo ora la mia divisa da postale- o sei uno dei nuovi ausiliari?
-Sono un semplice impiegato, non faccio neppure lavoro direttivo- sorridevo- lavoro essenziale sicuramente, ma che almeno giustifica le mie abitudini alimentari, non trova?
-Mi stai dando del lei?
-La disturba?
-Vagamente, avrò dieci anni in meno di te.
La rivelazione mi turbava abbastanza, la produttrice aveva il volto infossato e scavato, e rughe attorno a occhi e labbra, come se avesse passato anni corrucciata. Un panno bianco le copriva i capelli, il grembiule cadeva sulla corporatura esile. Rimasi a fissarla per qualche secondo, senza dire nulla, poi presi la mia ciotola e mi avviai per la strada, senza dire nulla, certo di avere addosso il suo sguardo pieno di risentimento. La fame non era passata, ma un certo groppo allo stomaco mi dava l’idea che forse sarebbe stato meglio aspettare fino all’ufficio prima di mangiare. Come un ladro, ora mi imbarazzava in un certo senso consumare quel cibo di fronte a qualche produttore o poveraccio.
Fausto ha comprato riso e pescetti acidi. Segna sul taccuino: Riso e pescetti.
Fausto ha usato 5 lire. Barra dal taccuino: 5 lire.