Una serata da dimenticare.
Testaccia maledetta. Mi rendevo conto che in situazioni più normali, con persone più normali, più della metà dei problemi che mi trovavo ad affrontare con Meridio non sarebbero esistiti.Ma, una volta appurato che la situazione non era normale, perché mi accanivo a non rispettare i suoi spazi, i suoi usi, a seguire le sue richieste? Eravamo stati scelti dal direttorato per l’abitazione dei Discepoli come coinquilini, nessun cambio di alloggio in vista per almeno qualche anno. Non era forse il caso di mettersi giù un giorno e memorizzare, come i dialoghi di Plato a scuola, tutti i suoi meccanismi, le sue preferenze, allergie, antipatie, e così via? Con questi pensieri mi avviavo verso la mia camera, trascinando i piedi. Non che mi importasse davvero, era prima di tutto una questione di mia salute fisica e mentale. Eppure, mentre chiudevo gli occhi quella sera ripensavo a quel gesto di cortesia la mattina, mal ripagato dalle mie azioni.