Una certa fame: Filopalustri?

-Ho capito. Io personalmente trovo siano terribilmente sottosviluppati, e che questo giustifichi i nostri atti di protezione e razionalizzazione.

Non ero mai stato del tutto convinto, onestamente -Anche se questo porta alla morte e alla sofferenza di così tanti dei loro?

-Tutto ha un prezzo, immagino.

Non risposi.

-Non convinto?

-No.

-Non sarai forse un po' troppo idealista?

-Ironico. -Risi.

-In che senso?

-In senso platonico.

-Beh, in ogni caso quel riso nella ciotola con tutta probabilità è arrivato su una chiatta che in precedenza aveva forzosamente prelevato il surplus alimentare di qualche comunità palustre. Oppure, da qualche colonia costruita sulle rovine di qualche capanna selvaggia. Capito? Anche la nostra sopravvivenza dipende da quello.

-Ascolta, mi concentro sul mio riso.

Silenzio di nuovo. Un po' una conversazione sterile e da non ripetere, ma nulla di compromesso. Finito il pesce rimaneva un eccesso di riso da mangiare bianco, un particolare che tuttavia, con la fame che avevo, non mi scocciava particolarmente. Presi nelle dita fino all'ultimo chicco prima di gettare la ciotola, per poi strofinare le mani sul mio fazzoletto per ripulirle. Il fazzoletto andava cambiato. Dato che nulla di paticolare stava accadendo in ufficio, la mia mente iniziò a pensare se ci fosse qualcosa d'altro da fare.